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SESSUALITA'
SESSUALITA’e PSICHE:
VERSO UN SISTEMA delle IDENTITA’
L’orientamento sessuale, e con esso attrazione e piacere, ovvero l’origine della dimensione sessuale e la relativa identità di genere, non dipendono semplicemente dalla cultura in cui vengono allevati i maschi piuttosto che le femmine, o viceversa, ma, dalla relazione primaria tra il bambino e ciascuno dei genitori. Ognuno dei due genitori, in base al proprio sesso, stabilisce col bambino una relazione diversa a seconda che lo creda del suo, piuttosto che dell’altro, sesso. A questo punto non si può prescindere dal concetto di ruolo sessuale. E’necessario fare riferimento alla relazione del bambino con i genitori. Il ruolo, quindi, può essere considerato come la prima forma di strutturazione dell'identità. Esso viene interiorizzato in base al sesso, all'età, alla posizione della famiglia, attraverso i processi di “rispecchiamento” che costituiscono i canali delle prime transazioni tra bambini e genitori. Alcuni autori hanno dimostrato che l'acquisizione dell'identità sessuale appare influenzata dagli aspetti della personalità di entrambi i genitori e dall'interazione genitore-figlio (Crittenden, 1997). I genitori sono, infatti, le prime figure di attaccamento e saranno per il proprio figlio o figlia i primi ad incarnare rispettivamente la mascolinità e la femminilità. Va da sé, che queste caratteristiche verranno riproposte anche nella relazione con le successive figure con cui il bambino entrerà in contatto e che saranno da lui identificate come appartenenti al genere maschile e femminile. La pressione psicologica dei genitori, gli schemi di relazione offerti dagli altri ed i modelli socialmente predisposti, non sarebbero di per sè sufficienti a garantire la piena identificazione dell'individuo con il proprio sesso. E' nondimeno necessario che le bambine e i bambini collaborino attivamente attraverso un processo cognitivo definito di “autocategorizzazione sessuale” (Mischel, 1981). Una volta classificatosi appartenente al genere maschile e femminile, il bambino e la bambina, si impegnerebbero nel conservare una immagine coerente di sè, stabile e positiva, in sintonia con la propria identità sessuale, condividendone valori ed atteggiamenti, ed identificandosi con l'immagine riflessa allo specchio e confermata dagli altri, primi tra tutti i genitori. L’identità sessuale “certa” non è tuttavia connotata dalla “meta”, quanto piuttosto dall’agire il rapporto sessuale completo (sessualità genitale), permesso dalla maturazione neurormonale che avviene al termine del periodo adolescenziale (Persico, Riannetti, 1997). Nel periodo della preadolescenza o, al più tardi, in quello dell’adolescenza – e, dunque, in rapporto con i cambiamenti biofisiologici, psicologici e sociali connessi - si produce un altro importante cambiamento: la specificazione dell’orientamento sessuale, ossia, ci si riferisce al tipo di oggetti dai quali il soggetto si sente attratto sessualmente, e verso i quali pertanto si orienterà o dirigerà il suo desiderio sessuale. A tal proposito – e in un senso di puro utilitarismo nosografico - si possono distinguere varie forme di orientamento sessuale: eterosessuale (cioè rivolto verso persone del sesso opposto), omosessuale (verso individui del proprio sesso), bisessuale (interesse sessuale per entrambi i sessi), parafiliaco (in cui la persona viene eccitata sessualmente da esseri viventi non umani, da oggetti, o nei in casi di estrema devianza, da bambini prepuberi, da attività sessuali con persone non consenzienti o comunque da procedure anormali, immorali e criminali, o comunque dannose per almeno una delle persone coinvolte). Oggi, a differenza di qualche tempo fa, la scienza ritiene che tanto l’eterosessualità quanto l’omosessualità e la bisessualità siano diverse alternative del desiderio sessuale che non comportano alcun tipo di rischio psichico o fisico per l’individuo o per il gruppo sociale. Secondo Kinsey e coll. (1948) l’orientamento sessuale non è dicotomicamente etero od omosessuale, ma si estende lungo un continuum che può essere misurato dalla famosa “Scala di Kinsey”. Strumento di valutazione dell’orientamento sessuale umano, che sottolinea come un eterosessuale o un omosessuale esclusivi costituiscano solo gli estremi di una gamma, nelle cui parti mediane si distribuiscono tutti i vari soggetti. In quest’ottica ha molto più senso – nel caso di un eterosessuale, ad esempio - parlare di “soglia di omosessualità”. Soglia che può essere più o meno alta: per alcuni soggetti solo circostanze estreme e rare - come l’isolamento o il carcere - possono indurre comportamenti omosessuali (eterosessuali ad alta soglia di omosessualità), per altri (a soglia minore di omosessualità) possono bastare stimoli meno eccezionali e più consueti - come un uomo molto attraente o un’occasione favorevole senza il rischio di censura sociale. Analogo discorso andrebbe fatto per i soggetti omosessuali, che sarebbero contraddistinti, viceversa, da una “soglia di eterosessualità” più o meno bassa. E’ noto come alcuni omosessuali possano talora avere relazioni eterosessuali, anche gratificanti, in determinate circostanze e con alcune donne peculiari. Al centro del continuum vi sarebbero i soggetti bisessuali, con un orientamento pressoché paritetico verso entrambi i sessi. La scala di Kinsey è senza dubbio storicamente e ideologicamente importante, in quanto è stata il primo tentativo di contrastare l’errata, ma quasi universale, convinzione per cui ogni persona sarebbe o eterosessuale od omosessuale. Il processo di formazione dell’identità di genere, però, è particolarmente complesso e necessita di una concettualizzazione più sofisticata degli schematismi di Kinsey. Non bisogna dimenticare, inoltre, la componente fenomenologica dell’identità che, uscendo fuori dagli schematismi del rigore scientico, dovrebbe abituare alla tolleranza dell’individualità nella sua vera identità. BIBLIOGRAFIA
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